Venerdì 6 luglio, presso il Circolo "Arte e Cucina" di Carnago, il collettivo Zelda Zeta parlerà di Voice Center con la giornalista di Varese News Stefania Radman che intervisterà anche Valentina Maran, autrice della raccolta di racconti "L'uomo che mi lava".
Programma: ore 19.30, aperitivo con gli autori; ore 20.45 conversazione con gli autori e Stefania Radman
Circolo "Arte e Cucina"
Via Vittorio Veneto, 9
Carnago (Varese)
La rassegna "I sette peccati capitali", arrivata alla sua quinta edizione, quest'anno ha per tema l'accidia.
Fino al 20 maggio Lodi sarà teatro di incontri, mostre, film, spettacoli e laboratori per afferrare il più sfuggente dei peccati capitali.
Venerdì 18 maggio alle ore 18:30
Raul Montanari e il collettivo Zelda Zeta
Match letterario: una ricognizione sull'accidia, tra classici e narrativa contemporanea.
Biblioteca Laudense, corso Umberto I, 63 Lodi
Alla Fiera Internazionale del libro di Torino, lunedì 14 maggio alle ore 18:30
"Pianeta Call center tra incertezza e ironia"
Zelda Zeta presenta Voice Center. Marco Casa leggerà brani del libro.
Andrea G. Pinketts presenta Voice Center.
Il 9 maggio alle ore 21 al Sud di Milano in via Solferino 33.

Cristina
Voice Center, ore 07:49.
Hai sonno, sei già stufa.
Ti trascini fino alla macchinetta del caffè, le tue mani esplorano gli anfratti dei jeans a caccia di quell’euro che ti garantirà una sveglia aromatica e rigenerante.
Non lo trovi. La tasca è scucita, forse è scivolato fuori, forse non l’hai mai avuto. Torni alla postazione che oggi è in fondo alla sala sulla destra, e frughi nella borsa. Il tabacco sparso sul fondo si incastra sotto le unghie, ma conquisti la moneta che cercavi. Torni alla macchinetta e infili l’euro.
Aspetti. Ripensi al tuo piumone, alla bevuta di sabato sera. Ti viene in mente la faccia di quel tipo con la camicia bianca che ti ha sorriso. Poi il rumore di passi sul linoleum ti trascina di nuovo sulla terra, adesso ricordi chi sei e soprattutto dove ti trovi. Allunghi la mano per prendere il bicchierino di plastica bollente e afferri il nulla.
Del caffè neanche l’ombra.
Poi lo metti a fuoco. Il pezzo di block notes appiccicato con lo scotch e la scritta macchina guasta. Di nuovo rotta, da non credere.
Pigi con insistenza il terzo pulsante della fila di sinistra, caffè macchiato dolce, ma ovvio, non succede nulla. Il display lampeggia, selezionare, dice. Premi più forte ma l’aggeggio non collabora, però ruba e si frega il tuo euro.
Ti fa male il piede a furia di calci e ti accorgi di quello che stai facendo. La macchina gorgoglia, più si lamenta, più la punisci. La scuoti e senti il tintinnio delle monete, delle tue monete, quelle che la bastarda bulimica si è inghiottita nei mesi.
Intanto la lancetta dell’orologio appeso al muro ti minaccia, devi tornare alla tua postazione, devi rispondere al telefono e produrre. Molli la presa, e liberi l’ammasso di ferraglia dalla tua rabbia.
Mentre arranchi con le estremità doloranti verso il tuo loculo, incroci Miss Merda. Non le sorridi, non la saluti, non le cedi il passo. Però la urti con la spalla. E godi. Senti l’osso premere contro la sua pelle tonica e tesa, assapori il suo profumo da quattrocento euro al millilitro mischiarsi con il tuo da dieci centesimi al bidone, percepisci il tuo corpo guadagnare centimetri mentre il suo indietreggia sconfitto.
Tu non la vedi ma lei, dall’alto dei suoi tacchi Manolo Blahnik, si blocca e ti guarda, incredula.
Eccola la sveglia aromatica e rigenerante. Non chiedi scusa, dici “Grazie”.
(continua)
Il 17 aprile si è aperta a Terni la quinta edizione del Festival cinematografico dell'Umbria, Cinema è/& Lavoro.
Il tema della manifestazione è Il lavoro del cinema, ma anche il lavoro rappresentato nel cinema.
Oggi, 18 aprile, Zelda Zeta presenta Voice Center durante l'appuntamento letterario. L'Aperibook è fissato per le ore 19.
Domani. Radio Lombardia (tra le 12 e le 13).
Camilla Ronzullo, all'interno del programma CamilliBus, intervista Zelda Zeta.

Cristina
Stavo guardando una puntata di un reality scoppiettante quando il mio televisore ha fatto il botto. Forse é stato un caso, anche se aveva tutta l’aria di un’esplosione di rappresaglia.
La disapprovazione tecnologica ha il potere di gettarmi nello sconforto. Così, per tirarmi un po’ su, decido di abbandonarmi al delirio degli impotenti: sogno un televisore al plasma, miliardi di milioni di pixel ammassati su una superficie splendente che non riflette il mondo, lo rende più bello.
Non avere un soldo è il dettaglio che agisce su queste immagine a mo’ di gravità. Mi schianto al suolo tra le macerie del mio vecchio Mivar.
Sarà che adoro quel caratteristico bruciore sulla guancia che ti regala la verità schiaffata in faccia... fatto sta che il giorno dopo varco le porte di MediaWorld.
Qui il paradiso non deve attendere, è a portata di telecomando e filodiffuso da un plotone di casse wireless. La perfezione di questa “natura high-tech” è compromessa da un piccolo, ma visibile, cartoncino bianco bordato di rosso. Il prezzo.
Se io avessi un cartellino come questo varrei meno. Sarei un’ “occasione”, un perdibile rimasuglio di magazzino. Lui no, il televisore dico. Lui, un Philips 50PF9631D cinquanta pollici, è imperdibile e costosissimo.
Il commesso si avvicina. Teme che rovini la sua merce preziosa perché ci sto sbavando sopra. Io, in evidente stato confusionale, bofonchio qualcosa che lui forse non capisce. Il venditore innesta la prima e mi enuncia i requisiti tecnici del prodotto. “Non c’è alcun motivo per lasciarselo scappare” conclude. E mi finisce così, con una considerazione.
Io invece di motivi ne ho tremiladuecentonovantanove. Che valgono più o meno cinque mesi di lavoro, qualcosa come ottocento e rotte ore di conversazione giù al call center.
Il commesso mi fissa per un secondo poi sparisce dietro a un altro cliente. Forse per darmi un contentino, forse per regalarmi un barlume di speranza si volta e dice “Può sempre rateizzare”.
Eccolo, il colpo di grazia.
Contratto a progetto e busta paga che oscilla da poco a niente per una finanziaria sono sinonimo di “insolvente”. Ho provato a rateizzare il divano e la risposta è stata “No”. Le vacanze. No. Un aggeggio infernale per fare ginnastica a casa. No. L’abbonamento della palestra. No.
Intravedo un signore avvicinarsi al mio fanta-televisore. Sorride massaggiandosi la pelata. Certo che sorride, ti credo che sorride. Lui rateizza, lui ha la faccia da contratto a tempo indeterminato.
“Non dovrei” dice avvertendo la mia invidia. “Però, oggi si festeggia. Mi han dato il posto fisso dopo anni da precario... sa, son tranviere”.
Non deve aggiungere altro. Io e lui con la nostra differenza di età, vita e professione siamo comunque simili. E ci capiamo.
Esco da MediaWorld e mi sento leggera, non a mani vuote.
Oggi.
Sto leggendo il Corriere. Pagina dieci: “Legge beffa, 200 tranvieri e pompieri senza casa. Tutelati solo se precari, quando hanno il posto fisso perdono la casa”.
Così immagino un ponte, qualche scatolone e un televisore al plasma Philips 50PF9631D che ormai serve solo da specchio. La superficie non riflette niente di buono se l’aggeggio è spento.
Il mondo rimane quello che è.
Andrea
Giornata dura per gli operatori del secondo piano, oggi la macchina del caffè è di nuovo rotta. Credevo non ci fosse niente di peggio che saltare la pausa espresso, ma mi sbagliavo.
Il peggio c’è e si chiama Gioiabella.
E pensare che è la rivista preferita della mia morosa, qui al Voice vendiamo gli abbonamenti per telefono.
Così, stamattina, invece di godermi un macchiato e due chiacchiere con la Cristina, ho inziato a sfogliarla e mi son sorbito un plotone di donne esaurite. Veline e modaiole da pagina tre a pagina venti; vip-dipendenti da pagina ventuno a pagina trentacinque. Battagliere con rughe e comedoni da pagina trentasei a pagina cinquanta.
E poi, lei. La Dottoressa Stranamore a pagina cinquantuno.
Leggo il titolo.
Se hai il senso del ritmo... decidi tu la tua musica.
Di fianco, a tutta pagina, il corpo di Marilyn, spalmato su un drappo rosso.
Ritmo? Marilyn? Certo, immagino che uscire dalla torta semivestita cantando happy-birth-day-Mr-President, richieda un minimo di orecchio.
Il solito tran tran ti ha stancata ma non te la senti di fare ginnastica extraconiugale? Ecco un dilemma da risolvere facile facile.
Mi son perso qualcosa? Avvicino il naso alla pagina e controllo, ma i caratteri son quelli che ho letto, niente di più niente di meno.
È pigrizia sessuale la tua o cosa? La verità è che, da un po’ di tempo, ti esalta di più auto-soddisfarti piuttosto che affidarti alle sue smanie vogliose. E allora, ecco che giochi in modo consapevole e spregiudicato con quell’oggetto vibrante.
Alt. Com’è che dal ritmo son passati a parlare di Silk Epil?
Basta un tuo comando ed eccolo sostituire il tuo partner. Pian piano ti porta sicuro a consumare un orgasmo solitario, ma non per questo meno gradevole.
No, non parlano del Silk Epil.
La tua immaginazione, poi, rende il tutto ancora più gradevole. Basta pensare a quel bel ragazzo che lavora al reparto vendite…Del resto, la fantasia erotica ti ha sempre guidata nel percorso di un piacere a volte proibito, anche mentre stai con lui.
Fammi capire. La Dottoressa Stranamore sta dichiarando che quando io e la morosa siam – come dire – nelle nostre faccende affaccendati, nella testa della mia Bettina compare, in technicolor, la faccia del fornitore di mangimi per cacatua? O dell’allevatore di furetti?*
…quando, per esempio, ti chiede sussurrando – tra il sudore gocciolante e l’affanno – cosa ti piacerebbe fare.
Gocciolante a chi? Non son mica un ghiacciolo a ferragosto. Al massimo mi imperlo, io.
L’oggetto del desiderio lo tieni a portata di mano, magari dentro il comò. E mentre stuzzichi la zona alta porti il movimento vibratorio in basso poggiando l’oggetto appena dentro tanto da stimolare quel famoso punto erotico che tutti si divertono a chiamare in vari modi.
E nel frattempo che faccio? Mentre l’oggetto innominabile fa amicizia con il famoso punto erotico della morosa, io mi rilasso con un puzzle o un sudoku? Consulto le pagine gialle dalla g di gocciolante alla v di vibrante?
E il bello è che puoi farlo con un partner diverso ogni sera, senza predica alcuna, ma soprattutto senza senso di colpa, che è il peggior alleato per raggiungere la vetta, l’olimpo del piacere. Perché il senso di colpa imbavaglia e soffoca ogni tuo tentativo di godere dell’eros che non sia il suo.
Massì, Bettina mia, così lunedì potrai spupazzarti Luca Argentero, martedì Giorgio Pasotti, mercoledì Gabriel Garcia Bernal, giovedì Johnny Depp, venerdì Andrea De Michele (cioè io, perché venerdì è di magro). Raggiungerai l’olimpo del piacere con il tuo minipimer tremebondo mentre io, a causa delle mie voglie represse, suderò come un panetto di burro nel deserto del Kalahari.
Chiudo il giornale, convinto di una cosa. Quel titolo andrebbe perfezionato. Qualcosa del tipo “se hai senso del ritmo... al tuo uomo frullano come un minipimer”.
* la mia morosa lavora in un negozio di animali